In un momento in cui la trasformazione tecnologica e la transizione ecologica stanno cambiando profondamente il modo di produrre, il settore manifatturiero italiano continua a rappresentare una delle colonne portanti dell’economia nazionale. Parliamo di un comparto che non solo impiega milioni di persone, ma che è anche terreno fertile per l’innovazione, la ricerca applicata e lo sviluppo di nuove professionalità. Tuttavia, per affrontare con successo l’ingresso in questo mondo, non basta una solida base teorica: serve un percorso formativo coerente, multidisciplinare e fortemente connesso con la realtà produttiva. Ecco come prepararsi per lavorare nel settore manifatturiero.
Settore manifatturiero: cosa dicono i numeri
Il settore manifatturiero rappresenta oggi circa il 23,8% del PIL italiano, con un valore nominale stimato attorno ai 1.160 miliardi di euro nel 2024, in crescita di oltre 250 miliardi rispetto al 2019. A fronte di un lieve calo della produzione industriale (-3,5% nel 2024), il comparto ha mostrato una buona tenuta sul fronte dell’occupazione e del valore aggiunto, anche grazie a margini sostenibili e alla spinta dell’export. Con oltre 760.000 PMI attive, il settore conferma il peso delle imprese di piccole e medie dimensioni, che generano il 63% del valore aggiunto industriale e il 76% dell’occupazione.
Formazione accademica e competenze pratiche: il mix vincente
Per inserirsi efficacemente nel manifatturiero moderno, la preparazione accademica deve integrarsi con esperienze pratiche e competenze trasversali. Le università italiane stanno rispondendo a questa esigenza potenziando i corsi professionalizzanti, i laboratori tecnici, i tirocini e le collaborazioni con le imprese, favorendo un apprendimento “sul campo” già durante il percorso di studi. Per chi desidera inserirsi nel mondo della produzione manifatturiera il corso di laurea triennale in ingegneria industriale è essenziale per acquisire le competenze tecniche e gestionali del caso. È la soluzione ideale per chi vuole muoversi in maniera trasversale tra l’ambito della progettazione e quello dell’organizzazione dei processi produttivi. Il corso di laurea si può frequentare anche online, valutando la proposta delle università telematiche come Unicusano. Anche percorsi come ingegneria meccanica, ingegneria gestionale o le lauree professionalizzanti in tecnologie della produzione rappresentano canali efficaci per costruire competenze operative.
Le figure professionali più richieste: dall’analista dei processi al meccatronico
In un settore sempre più automatizzato e digitalizzato, le aziende cercano profili in grado di gestire tecnologie avanzate, interpretare i dati di produzione e ottimizzare i processi. Secondo una ricerca di Altagamma e Unioncamere, tra il 2024 e il 2028 ci sarà bisogno di 276 mila unità in diversi settori come Motori, Alimentari, Ospitalità e Moda e, senza un’adeguata formazione, si rischia di non rispondere bene a questa richiesta. Tra i ruoli più richiesti ci sono il production planner, responsabile della pianificazione delle linee produttive; l’ingegnere di processo, specializzato nell’efficientamento di impianti e flussi; il data analyst industriale, figura chiave per l’analisi dei dati provenienti dai macchinari connessi. Emergono con forza anche professioni ibride come quella del tecnico meccatronico, che combina competenze meccaniche, elettroniche e informatiche, e dell’esperto in manutenzione predittiva, sempre più centrale nelle smart factory. Allo stesso tempo, per le imprese diventa sempre più importante contare su specifiche soft skills, come il problem solving, la capacità di adattamento e la predisposizione al lavoro in team, perché permettono al sistema aziendale di operare in serenità e con consapevolezza nel dover affrontare l’imprevedibilità del mercato odierno.